martedì 23 novembre 2010

Generazione Call Center

Li vedi uscire in una fredda mattina autunnale, magari coperti dal loro giubotto caldo e la loro sciarpa preferita. Un pò assonnati, un pò annoiati forse.
Salgono in macchina, accendono la radio e cambiano sempre stazione in cerca di un brano semplice, poco impegnativo. Si schiariscono la voce con qualche colpo di tosse un pò forzato, magari una caramella. Poi arrivano nel posto di lavoro. Un metro quadro di box. Una cuffia e colleghi attorno che già dal mattino avrebbero voglia di sbraitare contro il cliente.

Sono la generazione call center. Sono una generazione che sta al telefono, per poche centinaia di euro e sulle spalle ore di lavoro. Sono la generazione che non "produce" nulla di concreto ma vende qualcosa di astratto. Sono un loro prodotto.
Sono un prodotto a basso costo, a bassa dignità e con un calo di autostima.
Sopra la scrivania magari tengono un diploma incorniciato o, alcuni di loro, una laurea. Ma guai a dire che sono laureati : potrebbero licenziarli !
Magari si mantengono degli studi in qualche facoltà che gli darà poco meno di un pezzo di carta. Ma al cliente tutto questo non interessa. Sorridono, sorridono sempre. Devono essere cordiali e gentili con il cliente. Non  riattaccare, non lamentarti, nemmeno quando ti mandano a fanculo e ti ricordano che il loro cane è più intelligente di te.
E la sera, quando escono dal lavoro, tornano a casa. Giusto il tempo di sistemarsi per poi uscire. E li vedi in giro, ancora sorridenti, ancora cordiali, ancora falsi.
La notte amano la loro compagna o il loro compagno, in silenzio, lentamente. Amano con tutta la forza che gli è rimasta in corpo. Un corpo stanco.

Siamo la generazione del call center, la generazione che non sbarca il lunario, la generazione dei precari, la generazione della ricerca che non ha fondi, dei lavori nascosti, delle marchette sotto la scrivania, delle segretarie sotto la scrivania.
Siamo la generazione che rimane in silenzio la generazione che si fa mettere i piedi in faccia perchè pensiamo che prima o poi smetteranno di passare.
Siamo la generazione debole.
Siamo la generazione che non potrà farsi una famiglia.
Siamo quella generazione che un giorno dirà "eravamo quella generazione e ora ? Cosa siamo ?". 

Siamo quella generazione che deve andare via, perchè se vai via vedi il mondo. Perchè se vai via ti confronti con te stesso. Perchè se vai via ... prima o poi torni.