mercoledì 29 dicembre 2010

Invincibili

Ci sentiamo invincibili, indistruttibili, crediamo di poter afferrare la luna con le dita e poi ci scopriamo infinitamente piccoli.

Siamo poca cosa, alla ricerca della felicità, di una felicità, quale non la sappiamo, ci basta sapere che da qualche parte ci sta.

Firenze non è mai stata così fredda.
E i ricordi non sono mai stati così malinconici.




venerdì 10 dicembre 2010

Cinque certezze nella vita


1- "Benvenuti al sud", "Mediterraneo" e "Seta" sono i più bei film italiani
2- Se mai mi sposerò lei sarà della Sardegna
3- Windows non entrerà mai a casa mia
4- Pubblicherò il mio libro
5- Non farò mai a meno del mio secondo amore : la musica

martedì 7 dicembre 2010

Stanno tutti bene

Tornato da lavoro mi lascio andare sul divano.
Ho messo su un disco di Faber e in questo momento "Hotel Supramonte" invade la stanza.
Sul tavolo accanto a me un calice di vino, pieno a metà. Temperatura ambiente.
Lo sorseggio nelle pause in cui mi fermo a riflettere su tutto ciò che vorrei scrivere.
Vorrei scrivere tanti pensieri, tante emozioni, ma la cosa essenziale al momento credo che sia il fatto che sto bene, che sto veramente bene.
Fino a qualche giorno fa sentivo l'esigenza infinita di dover dire ciò che sentivo, di dover dire a voce forte e chiara : "fanculo". Ma oggi non ne sento più la necessità.
La vita di chi mi ha lasciato alle spalle, di chi si credeva migliore di me, di chi si è accontentato di guardare il mondo solo da una prospettiva, reso cieco da chi lo affiancava. Non sento più la necessità di dover dare spiegazioni, di dover scusarmi. Con un egoismo estremo, posso affermare che sono quello che sono e questo mi basta. Non ho bisogno di voi. E, se non riuscite ad inseguire i vostri sogni, i vostri amori, senza di me, allora voi avevate bisogno di me. E io adesso non ci sono. Io non ci sono. Non ci sono.

L'arte non è solo un sogno che le nostre mani riescono a realizzare. L'arte è l'espressione d'amore più grande per il mondo. E il mondo richiede sacrificio, richiede di essere corteggiato, di divenire l'unico oggetto d'interesse per te, e solo allora, quando lo avrai innamorato, allora, potrai morire sussurrando parole d'amore.


Alla vostra salute.

martedì 23 novembre 2010

Generazione Call Center

Li vedi uscire in una fredda mattina autunnale, magari coperti dal loro giubotto caldo e la loro sciarpa preferita. Un pò assonnati, un pò annoiati forse.
Salgono in macchina, accendono la radio e cambiano sempre stazione in cerca di un brano semplice, poco impegnativo. Si schiariscono la voce con qualche colpo di tosse un pò forzato, magari una caramella. Poi arrivano nel posto di lavoro. Un metro quadro di box. Una cuffia e colleghi attorno che già dal mattino avrebbero voglia di sbraitare contro il cliente.

Sono la generazione call center. Sono una generazione che sta al telefono, per poche centinaia di euro e sulle spalle ore di lavoro. Sono la generazione che non "produce" nulla di concreto ma vende qualcosa di astratto. Sono un loro prodotto.
Sono un prodotto a basso costo, a bassa dignità e con un calo di autostima.
Sopra la scrivania magari tengono un diploma incorniciato o, alcuni di loro, una laurea. Ma guai a dire che sono laureati : potrebbero licenziarli !
Magari si mantengono degli studi in qualche facoltà che gli darà poco meno di un pezzo di carta. Ma al cliente tutto questo non interessa. Sorridono, sorridono sempre. Devono essere cordiali e gentili con il cliente. Non  riattaccare, non lamentarti, nemmeno quando ti mandano a fanculo e ti ricordano che il loro cane è più intelligente di te.
E la sera, quando escono dal lavoro, tornano a casa. Giusto il tempo di sistemarsi per poi uscire. E li vedi in giro, ancora sorridenti, ancora cordiali, ancora falsi.
La notte amano la loro compagna o il loro compagno, in silenzio, lentamente. Amano con tutta la forza che gli è rimasta in corpo. Un corpo stanco.

Siamo la generazione del call center, la generazione che non sbarca il lunario, la generazione dei precari, la generazione della ricerca che non ha fondi, dei lavori nascosti, delle marchette sotto la scrivania, delle segretarie sotto la scrivania.
Siamo la generazione che rimane in silenzio la generazione che si fa mettere i piedi in faccia perchè pensiamo che prima o poi smetteranno di passare.
Siamo la generazione debole.
Siamo la generazione che non potrà farsi una famiglia.
Siamo quella generazione che un giorno dirà "eravamo quella generazione e ora ? Cosa siamo ?". 

Siamo quella generazione che deve andare via, perchè se vai via vedi il mondo. Perchè se vai via ti confronti con te stesso. Perchè se vai via ... prima o poi torni.

sabato 16 ottobre 2010

Se veramente esisti

Seduto per terra, da qualche parte in giro per casa.
Whisky sdraiato tra le mie gambe sonnecchia, tremando un pò.
Ascolto un pò di musica al pc, al momento c'è Niccolò Fabi.
Ultimamente è tutto un pò triste e confuso. Del resto la mia vita è sempre stata così.
E in tutto questo caos anche un altro traguardo sembra arrivare, forse quello più desiderato : la laurea.
Da giorno 11-11 sarò "Dottor Biondo". Ci ho sudato tre anni della mia vita per poterci arrivare, ho odiato e fanculizzato il mondo intero e sono stato la persona più acida, scorbutica e irascibile di questo inferno che chiamiamo mondo. Tre anni.
Tre anni in cui gli "amici" sono spariti e altri nuovi ne sono arrivati.
Tre anni in cui il mondo, per me, ha cambiato il suo moto almeno una decina di volte. Tre anni che vorrei poter portare indietro e premere il tasto rosso e grande con scritto "REC".
Tre anni che voglio dimenticare, soprattutto adesso, soprattutto questo periodo che non passa. Questo infinito silenzio in questa casa vuota e queste continue voci nella mia mente, questi pensieri assurdi, pensieri cattivi.
Vorrei che tutto passi in fretta.
Vorrei smettere adesso di sentire freddo nelle ossa.
Vorrei che lei fosse qui.
Vorrei non dover sentire stronzate alla tv.
Vorrei non dover sottostare a politici mafiosi.
Vorrei non dover vedere far carriera gente che succhia l'uccello al capo.
Vorrei meno presunzione.
Vorrei non avere questa febbre.
Vorrei sapere cosa mi riserva il futuro.
Vorrei uccidere.
Vorrei morire dentro.
Vorrei vivere un'altra vita.
Vorrei sapere tu cosa ne pensi di tutto questo; di tutto questo che va costantemente a puttane.
Vorrei sapere perchè siamo qui, perchè dobbiamo soffrire ed essere giudicati.
Vorrei ...

E, mentre il mio sfogo potrebbe non aver termine, l'ultimo brano di Fiorella Mannoia giunge al termine. Questo brano forse racchiude un pò tutto quello che ognuno di noi vorrebbe dire e non riesce a trovare le parole...



Lo dedico a chi non può avere la stessa fortuna mia di sfogarsi, di raccontarsi, di urlare quando ne ha voglia. Lo dedico a chi non ha più voce.
Lo dedico a Sarah e spero che guardandoci, dovunque tu sia, puoi ridere di noi e ridere di tutta questa oscena follia che ti ha portato via.

sabato 2 ottobre 2010

M'abituerò

Metto su un vecchio disco di Bob Dylan, Blowing in the wind fa irruzione nella mia camera spoglia.
Pochi mobili, disordine dovunque e pile di libri e fogli sparsi un pò everywhere.
I traslochi li ho sempre odiati.
Giorno 22, dopo ben 18 anni, cambio casa. Non so se effettivamente mi faccia piacere o mi dispiaccia.
Mentre cerco di pensarci provo a scrivere la tesi, the last shot a questa triennale che finalmente sembra giungere at the end.
Se ne va lasciandomi non poche perplessità, una su tutte la scelta di continuare la magistrale. Non sapendo se sceglierla o no, intanto mi accontento dei corsi singoli e da giorno 11 si inizia con Pattern Recognition.
Se potessi esprimere un desiderio, adesso, forse non saprei cosa scegliere. Di cosa ho bisogno non lo so nemmeno io. Come direbbe il Mad Hatter "ho perso la mia moltezza ! " e, quando non si è più "moltosi" forse si ha bisogno di un wonderland. E allora mi sento un pò come la piccola Delacorix, la bimba Lulù del mio libro preferito che con la propria doll viaggia con l'immaginazione e va via da una prigione troppo stretta per lei.
La realtà è che oggi anche i sogni hanno un prezzo.
Chi non ha un futuro non può permettersi di sognare. Chi rimane tra il passato e il presente è già morto e, si sa, i cadaveri difficilmente sognano.
E mentre penso a tutto questo mi accorgo che la canzone è già terminata, che Bob canta già altro, che Whisky ha abbandonato il suo giocattolo per andare a dormire tra i miei piedi, che fuori le macchine continuano a scorrere lungo la tangenziale. Tutto va avanti anche senza di noi. Prima o poi ci farò l'abitudine, prima o poi m'abituerò.

sabato 18 settembre 2010

"Che cosa vi spaventa?"

Apro Facebook circa un'ora fa.
Guardo i soliti inutili post degli "amici". Niente di intelligente, ovviamente. Poi una domanda di Isabella Santacroce, tra tutta quelle parole senza senso una domanda. Una domanda semplice : "Che cosa vi spaventa?".
Ci penso un pò su e inizio a scrivere qualcosa. La rileggo. No, non è vero quello che ho scritto. Ho mentito, ho scritto cose comuni, cose di cui tutti abbiamo paura, ma non ho scritto ciò che mi spaventa.
Chiudo gli occhi. Il silenzio e il buio aiutano a pensare. Poggio le mani sulla tastiera.
Scrivo : 

"Il silenzio degli uomini di fronte a tutto questo continuo sgretolarsi, questo cadere a pezzi e sentirsi le macerie addosso. Soffocato dalla stupidità e dall'intolleranza continua di chi non ascolta, di chi non si pronuncia, di chi non vota, di chi non ama, di chi non si arrabbia ... di chi non vive."


venerdì 17 settembre 2010

Silenzi

"Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di un Dio
di un Dio il sorriso.
"
[ Se ti tagliassero a pezzetti - Fabrizio De Andrè ] 


 


Una persona oggi mi ha chiesto che cosa significa quando intendo che a volte "non ci amiamo abbastanza".
Non credo di essere capace di spiegarlo con le parole, non credo di essere capace di spiegare quello che provo, quello che ho dentro.
Credo che abbia a che fare con l'Amore, credo che abbia a che fare con me, con le persone che mi circondano e, credo che abbia a che fare con te.
Credo che per amarsi davvero bisognerebbe credere sempre in sè stessi e bisognerebbe portare avanti i propri sogni. Mai arrendersi, mai fermarsi davanti agli ostacoli. Mai avere timore di ciò che siamo, di ciò che gli altri vedono di noi e di quello che non vedranno mai.
Noi siamo solo granelli di sabbia su questa immensa spiaggia, tutti diversi, tutti fatti di cristalli imperfetti. Tutti tagliati dal tempo e dalla salsedine.
Vedremo passare viaggiatori e sentiremo il peso dei loro passi su di noi, sentiremo il vento sollevarci a scaraventarci giù.
Non sappiamo la strada che abbiamo davanti e non sappiamo dove andremo a finire. Solo di una cosa siamo sicuri : davanti a noi c'è solo il silenzio del mare, che prima o poi ci porterà via ...

giovedì 9 settembre 2010

Piove

"Non ricordo molto dei miei primi anni, 
ma ricordo la pioggia. 
Mia nonna [...] mi diceva sempre che <<Dio è nella pioggia>>." 
[Valerie, V per Vendetta]



Oggi è un giorno un pò così, un pò triste forse.
Non so perchè a volte divento meteoropatico. E pensare che amo la pioggia e il cattivo tempo.
Sarà forse l'appello di domani ? Sarà forse che odio dannatamente questa inutile materia da 3 crediti che dimenticherò il giorno dopo averla data e che, diciamoci pure la verità, nella mia carriera da informatico sarà utile come l'oktoberfest senza birra ! 
Basi teoriche di informatica, già il nome in sè è una presa per il culo ! Basi ? Al terzo anno e come penultima materia ?! Wow ! Questa si che è coerenza !
Ma a parte questi disguidi universitari ( ce ne sarebbero molti da raccontare in effetti ) adesso sono qui.
Sono qui alla mia scrivania color noce, con il mio macbook bianco, i libri accanto e la voglia di studiare in giro per casa, in ogni caso, lontana da me.
Fuori piove, molto lentamente. Sento le macchina passare sull'asfalto bagnato.
Whisky, il mio beagle di 1 anno e pochi mesi, riposa ai piedi del letto, un occhio è socchiuso. Controlla che non vado via. L'altro giorno raccontavo di queste sue abitudini alla veterinaria e ho scoperto che sono comuni a tutti i cani. Loro vivono costantemente con l'ansia di essere abbandonati. Vivono per noi e alcune volte la nostra Morte è causa della loro ... 
E noi invece ? In funzione di chi viviamo ? Di chi abbiamo bisogno per rimanere appesi costantemente a questo flebile filo che ci tiene sospesi ? Forse di nessuno, per questo non sappiamo apprezzarla, per questo ci trattiamo male fino all'inverosimile. Non ci amiamo abbastanza, non Amiamo abbastanza.
Ma questo è un altro discorso. Credo che sto un pò divagando.
Parlavo di cosa ? Della pioggia, giusto ? Si, credo di si ... ma forse con le parole non sono così bravo, meglio far parlare chi le parole sa come  usarle...



On air : Pacifico - Fine Fine

giovedì 2 settembre 2010

Senza sangue

"Per quanto uno si sforzi
Di vivere una sola vita,
gli altri ce ne vedranno dentro
altre mille,
e questa è la ragione per cui
non riesce a evitare
di farsi del male."
[ Senza Sangue - Alessandro Baricco ]


Scrivo ... non lo faccio da tanto ormai ...
Scrivo, il mio ennesimo blog.
Forse con la speranza che questo duri di più, che questo abbia un finale "e tutti vissero felici e contenti".
Non so. Non credo che sia il lieto fine quello che cerco e, in fondo, non credo che esista.
Questo blog questa volta voglio dedicarlo a chi ha paura. Paura.
Paura di non avere più una storia da raccontare, di non avere più le parole e rimanere in silenzio.

Ultimamente ho visto un film, l'ultimo di uno dei miei registi preferiti, Gabriele Salvatores, Happy Family.
All'inizio Fabio De Luigi fa un bellissimo monologo ...




In particolare mi ha colpito una frase, una su tutte :
"Se non hai niente da fare e sai scrivere, scrivere è la cosa più bella del mondo" 

Non molto tempo fa una persona mi disse che, per quelli come me e lei, scrivere è un'esigenza, un bisogno. E questo bisogno ultimamente si fa sempre più insistente dentro la mia mente. Non riesco a tenere i miei pensieri, li sento correre su e giù e farsi sempre più pesanti, più ingombranti.
Questo blog è forse un diario, una raccolta di pensieri vaganti, di parole sconnesse, di frammenti della mia vita, di "questa insostenibile leggerezza dell'essere", come scriverebbe Kundera.
O forse una raccolta dei miei incubi, quelli che affronto tutti i giorni, quelli che vivo da sveglio, quelli che fanno male, che feriscono, ma senza segni, senza lividi
... senza Sangue.